La Galleria di Marco Orlandi
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ACQUA
Tutto ciò che sta accadendo nel mondo della realtà virtuale, pare voglia insegnarci che di un fatto, di una azione, di un evento, non è importante ciò che "oggettivamente" si compie ma quanto di essi si percepisce "soggettivamente". Un processo è in atto nell'uomo dal momento della sua apparizione nel mondo vivente: il progressivo retrocedere del concetto di realtà, che dalle immensità delle prime percezioni dell'universo finisce per coincidere con la mente stessa dell'uomo. Tutto può avvenire all'interno di essa, tutto può svolgersi nei pertugi dell'immaginazione e della fantasia. Vi è in questo l'invincibile desiderio umano di rappresentare la totalità dell'esistente e del possibile, l'instancabile tendenza dell'uomo di essere creato e creatore.

Marco Orlandi

ATTINGO DA LONTANO
Quella mattina non avevo desiderio di alzarmi, come se un pesante fardello gravasse sulle mie spalle, sulla schiena ed avesse indebolito troppo le gambe. Il peso della notte insonne mi aveva lasciato in uno stato di stordimento, di caos: un gravido bianco caos. Il bianco del Nulla, di un nulla che sta per essere, non certo il nulla del nero, di ciò che è stato, dell'oblio. Tentai di scrivere. Avvertivo qualcosa al di là del bianco, sentivo che stava rivelandosi qualcosa. Il nulla del nero ti cattura, imprigiona ogni facoltà, nega un sotto ed un sopra, il nulla del bianco fa presupporre invece dentro di esso un evento, un movimento, sembra coprire un piano, un improvviso accadere. Vi è nel bianco un'attesa. Tentai di scrivere. Cera ancora del caffè e non badai al fatto che fosse freddo e sciupato; ne bevvi un sorso, poi un altro, lasciai il bicchiere sporco vicino al mucchio di cenere e di mozziconi, mentre pioveva di mille scintillanti minuscole gocce. Si pensa comunemente che lo scrivere sia come la piena di un fiume, lo straripare, sul bianco del foglio, di ciò che c'è già, prendere acqua da un pozzo visibile e, così com'è, nutrirci delle piante. Si pensa….... Tentai di scrivere, di catturare ciò che di li a qualche attimo si sarebbe avvicinato, avrebbe sfiorato la mia rete di sensori sconosciuti e se ne sarebbe forse andato via per sempre. Forse si sarebbe rotta qualche maglia nella rete, qualche anello della catena : quando questo avviene si e lontani, si è troppo lontani da ciò che significa scrivere e riflettere. Si è troppo lontani dal capire, dall'analizzare, e si scrive quasi senza capire, si compongono rebus che poi e necessario spiegare prima di tutto a se stessi, quando ci si riesce. Scrivevo di labbra, ma quali, di chi? Da dove arrivava quell'immagine così particolare e misteriosa? e quei suoni: erano mai stati ascoltati o la fantasia e l'intuizione arrivano all'inconosciuto, al non rivelato? Qualcosa mi era arrivato, un solo attimo in cui tutte le relazioni si sfaldano e non si hanno necessità né desideri. Per un attimo sembra si stia comprendendo tutto, la vita, la morte, il tempo. Se si è desiderosi di questi momenti e soprattutto se si credono possibili si vorrebbe trattenerli, capirli, poterli rivelare, ma come si attinge alla ragione, al bisogno di ordinarli e comprenderli, alla dimensione dei concetti per nominare quanto accade, immediatamente si torna dove si era, a credersi folli.

Marco Orlandi

QUEST'OMBRA CHE A MOMENTI
Un'idea di contrapposizione. Il buio e la luce. Qualcosa di meravigliosamente splendente e disperatamente oscuro. cercavo un'immagine che comunicasse "il gelo dell'anima", un uomo nel tentativo di ritornare alla dimensione prenatale, un uomo spoglio di ogni sua proprietà, umiliato forse, che fosse comunque in uno stato di fragilità estrema. Ho chiesto così ad un amico di posare per alcune foto: il suo fisico slanciato, muscoloso ma non virile poteva forse fare al mio caso. I primi tentativi un po' goffi, l'imbarazzo per quelle pose così inusuali e poi il miracolo: l'immagine che cercavo era lì composta e realizzata in carne ed ossa. Egli aveva partecipato appieno a quanto cercavo di comunicargli, cioè di accasciarsi di piegarsi , di rientrare in sé e di proteggersi anche. Avevo già preparato il ritratto di mia moglie da una delle foto più significative: c'è la meraviglia ed insieme la forza di una luce che accende l'anima, nel momento in cui ci si approssima al sacro, il momento della ricettività spirituale massima, che nell'essere femminile e la trasfigurazione di una idea di fertilità. Avevo collocato il ritratto in basso a sinistra del foglio, questo per dare alla luce, alla chiarezza, alla pace interiore una sorta di fondamento, di solidità che fungesse da sostegno alla pesantezza della notte, se vogliamo all'angoscia dell'altra figura. Volevo invertire le sensazioni che solitamente si hanno al cospetto di elementi negativi, generalmente legati alla pesantezza, e a elementi positivi, legati alla leggerezza: il demone sta in basso, l'angelo in alto. Capita invece che la luce, che è dono in alcuni uomini, sostenga la nostra povertà, la nostra caduta, la nostra pesantezza.

Marco Orlandi

   
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